La Prof. Daniela Poggiolini, Psicologa, Trainer di Comunicazione strategica in PNL terapeutica e Presidente dell’IKOS, a riguardo del linguaggio che cura, spiega che, psicologicamente parlando occorre dare molto valore alla relazione tra medico e paziente, occorre guardare negli occhi chi chiede aiuto e ... dare valore sempre ascoltando veramente.

 

domanda: Cosa intende Professoressa per “dare valore” e in che percentuale è necessario farlo?

La prima risposta che spontaneamente mi viene in mente è dare valore al100%, poi c’è tutto il resto.

La relazione tra medico e paziente, tra noi psicologi e chi chiede aiuto, si basa soprattutto su un rapporto empatico positivo, fiducia che immediatamente viene sentita a livello del CUORE e percepita dall'altro. Si esprime con l'ascolto intrecciato all'interesse per la persona che è davanti a noi e va oltre ogni critica o giudizio (anche solo pensati); accogliamo l'altro con la mente scevra da pregiudizi o presupposti debilitanti, fa la differenza essere davvero presi dai racconti anche strani di chi parla. Estenderei questo, se potessi, ad ogni comunicazione con i parenti di coloro che soffrono, cogliendo e accogliendo le loro paure, i drammi nascosti, anche se esagerati a volte, l'interesse e l'essere con l'altro ad un livello profondo, rappresenta un momento molto particolare che merita di essere preso in seria considerazione.

Al fine di superare tutte le difficoltà legate a questo delicatissimo e “magico” tipo di rapporto, sarebbe molto utile che i medici, e tutti coloro che si occupano delle relazioni d’aiuto, fossero preparati , attraverso un significativa FORMAZIONE d'eccellenza. Partendo dai principi della comunicazione empatica , che pochi conoscono, attraverso l’analisi più generale che specifica l’importanza dell’empatia tra le persone, si va verso la conoscenza di un linguaggio verbale e non verbale particolareggiato assolutamente mirato alla persona singola. in particolare :

  1. saper usare un linguaggio di precisione che, da solo, già consente di entrare nel focus del discorso, in modo assolutamente ecologico, rispettoso e personalizzato;
  2. saper tradurre in modo immediato e naturale tutto ciò che viene detto oltre parole. Parlo soprattutto della comunicazione non verbale che è guida e bussola insieme per chi vuole comunicare ad un livello davvero efficace ed efficiente. Spesso accade che mentre si afferma o si nega qualche cosa con il linguaggio, la voce silenziosa della parte più profonda di noi tutti, l’inconscio, “dice” l’opposto con gesti e mimica. La trappola dell’ascoltare senza guardare è sempre attiva e molto pericolosa.

Purtroppo è alla seconda modalità che occorre dare credito, le parole volano e sono spesso non corrispondenti a ciò che è importante veramente trasmettere, sapere. L’inconscio invece dice, in modo molto esplicito, ciò che davvero va preso in considerazione indicando in modo essenziale ciò che è importante sapere.

domanda: In che modo il linguaggio può curare?

Il linguaggio cura quando è mirato ad un obiettivo ben preciso che ha a che fare con potenziamento, aumento di fiducia e autostima in sé, supportato da un “fare” assolutamente EMPATICO e congruente.

Cura quando segue i suggerimenti che l’interlocutore trasmette attraverso le parole e i messaggi del corpo, è molto più completo, è più incisivo se usa delicatezza e grazia, soprattutto se si struttura con quella soavità che purtroppo è passata di moda da tanto.

L’empatia è un treno che porta ciò che vogliamo che l’altro comprenda, direttamente all’inconscio là dove risiedono le risorse e le possibilità più vere di guarigione, e nello stesso tempo tiene conto delle parole usate(e quindi conosciute) dell'interlocutore.

Ascoltare attentamente è già “prendersi cura” e ci aiuta a capire il mondo delle persone tutte superando luoghi comuni e fraseggi che ci portano lontano da esse. Una buona formazione aiuta anche a costruire un ponte di alleanza tra medico, psicologo e paziente, una specie di complicità atta al superamento di momenti difficili e della paura di patologie presunte o reali. Importante comprendere quanto i momenti di dolore, di disagio e come le patologie stesse, siano messaggi, strumenti utili al cambiamento; essi stimolano a cogliere le sfumature della vita interiore, diverse per tutti noi.

Allora la parola, il suono, lo sguardo, il gesto e il modo in cui si agisce possono avere anche un effetto di tenera preghiera, concorrono a rendere possibile ciò che spesso possibile non sembra.

Infine le parole curano quando sono piene di possibilità, positività, di speranza; quando trasformano le criticità, in opportunità di cambiamento allora aprono file nuovi e indirizzano i pensieri verso quella riscoperta del potere personale che ha voce.

L'antichissima convinzione che IL PENSIERO CREA LA REALTA' ha dato origine oggi ad un nuovo concetto “Siamo noi a dare vita a quello che è già sul nostro cammino spesso pieno di bivii ”. Riconoscere con fiducia la forza di questa semplice frase, potrebbe costituire quella svolta positiva capace di dare senso alla nostra realtà.

Allora perché continuare a pensare solo logicamente, dimentichi del linguaggio inconscio, verbalizzando pensieri logici, come ci hanno insegnato?! Perché non provare cosa vuole dire usare l’ipnosi per un rilassamento capace di portare grandissima quiete nel cuore e benessere nel corpo?

Anche solo per TROVARE NUOVE RISPOSTE, pensare ad opportunità inconsuete, facciamo tesoro di quanto già sperimentato nel tempo e, come se fossimo davvero artefici di ciò che ci accade usando un linguaggio positivo e propositivo sentiamoci pienidi grandi possibilità.

Forse potremmo scoprire ce il pensiero crea veramente! Personalmente ci credo  … Sì, BENE, e PERCHE’ NO!

domanda: Allora l’Ipnosi come linguaggio che surclassa la parte logica e va dritto all’inconscio?

A fine maggio, dell'IPNOSI CONVERSAZIONALE ne parleremo nel seminario con Dan Short in diretta dall'America e con Consuelo Casula in diretta da Milano.

Ci sarò anche io, e tra le due voci affronterò con i miei ospiti l'affascinante tema del LINGAGGIO che CURA partendo da "abracadabra" [gr. ἀβρακαδάβρα] che viene considerata la parola universalmente più adottata fra quelle pronunciate senza traduzione nelle singole lingue e che sa di MAGIA.

Di certo il linguaggio silenzioso chiacchiera tanto, occorre saper leggere il suo frasario, e si per un cambiamento profondo si passa dall’inconscio mentre la parte logica, spettatrice attenta sta a osservare restando in disparte.

ABRACADABRA dicevo tornando nel mondo delle fiabe, nemmeno poi tanto, infatti il significato di questa parola è molteplice e cambia a seconda del luogo in cui è stata usata;  dall'aramaico Avrah KaDabra che significa "Io creerò ciò che dico", si trasforma in abhadda kedhabhra, che vuol dire "Sparisci come questa parola"; dall'ebraico ha-bĕrakāh dabĕrāh ossia "Pronuncio la benedizione" a Abreq ad habra con un significato particolare e  saettante: "Invia la tua folgore fino alla morte", oppure dall'unione dei vocaboli ab ("padre"), ben ("figlio"), e ruach hacadosch ("spirito santo"), fino all'arabo Abra Kadabra, che significa "Fa' che le cose siano distrutte";

Si è pensato anche che la parola possa derivare da Abraxas, una parola gnostica per indicare il nome del Dio increato (origine dei 365 cieli, apparentemente le lettere greche per Abraxas - d'incerta etimologia, questa parola è stata ritrovata su pietre e gemme usate come talismani magici – lettere che ammontano a 365 se decifrate secondo la numerologia).

Intervista di Giusi Dangelico per il settimanale NOI DONNE

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